
The understory
La palma cambia forma, la logica no.
Dall'olio alle fibre, dal trofeo coloniale al biodesign sostenibile. La pianta cambia funzione da due secoli. La sua condizione di materia di consumo, mai.
La palma è la pianta che il design ha utilizzato di più e compreso meno. È una struttura che si ripete con precisione attraverso tre momenti storici distinti. Seguire quella cronologia dice qualcosa su come il design si rapporta alla materia vegetale in generale, e su cosa manca ancora.

Il trofeo geografico
Nella seconda metà dell'Ottocento, Kew Gardens raccoglieva e ridistribuiva specie vegetali attraverso le rotte coloniali britanniche con una sistematicità che oggi chiameremmo supply chain. La palma era già allora un oggetto di potere: nelle serre vittoriane, nei giardini d'inverno delle residenze aristocratiche, nei dipinti orientalisti che popolavano i saloni borghesi.
La sua presenza in un interno dichiarava un'appartenenza al mondo, una conoscenza di facciata. C'era ancora un legame, per quanto estrattivo, con un sistema di classificazione botanica reale. La pianta veniva studiata, per essere dominata, certo, studiata.
Quella conoscenza serviva all'impero. Al progetto, altra storia.
La scenografia intercambiabile
Dagli anni Ottanta al picco Instagram del 2015-2020, la palma è diventata altro. Resort, hotel-boutique, campagne moda, interni tropicali replicati su scala globale con una fedeltà al cliché che chiudeva ogni lettura critica. In questo passaggio la pianta ha perso anche la funzione simbolica dell'Ottocento, allora almeno ancorata a un sistema, per quanto violento, di conoscenza geografica e botanica. È rimasta immagine pura: evocazione di clima, promessa di evasione, shortcut visivo per un'idea di lusso accessibile.
Il design l'ha usata come si usa un font tipografico. Riconoscibile, replicabile, sostituibile. Priva di peso specifico. La provenienza della pianta, la sua struttura, il suo habitat di origine, dettagli irrilevanti. Bastava che leggesse "tropicale" a colpo d'occhio.

Il materiale del futuro con i problemi del passato
Oggi studi come Atelier Luma lavorano con fibre di palma per compositi e superfici architettoniche. Il CIRAD studia le proprietà strutturali del legno di palma da olio come risorsa per il design dei materiali. Kokoboard, in Thailandia, produce pannelli da scarti di palma da olio con adesivi privi di formaldeide per l'edilizia e l'arredamento. Ricercatori nel campo della biomimetica strutturale studiano la geometria dei fasci vascolari nel picciolo vegetale come modello per metamateriali leggeri e ad alta resistenza.
Wunnenberg et al. (2021), pubblicato su Biomimetics, ha identificato nei meccanismi di ramificazione vascolare alla giunzione picciolo-lamina fogliare i principi strutturali che rendono questi elementi botanici superiori a molti materiali ingegnerizzati sotto carico. La struttura, densa all'esterno e porosa all'interno, è oggi oggetto di applicazione in componenti architettonici stampati in 3D. Designer indipendenti trattano le foglie di Washingtonia con ammorbidimento enzimatico per ottenere un tessuto tecnico naturale, flessibile e resistente allo strappo.
È un panorama coerente e in espansione. È anche, letto con attenzione, la quarta vita della palma, costruita sopra le prime tre con gli stessi meccanismi.
La palma è nelle monocolture industriali dalla metà dell'Ottocento. Il colonialismo britannico e olandese ha trasformato il Sud-est asiatico in produzione di olio su scala estrattiva con una velocità e una violenza ecologica senza precedenti nella storia agricola moderna. Negli anni Duemila, l'olio di palma è diventato il simbolo globale della deforestazione tropicale: campagne di boicottaggio, certificazioni RSPO, pressione sui brand alimentari. Una delle poche battaglie ambientali che ha raggiunto la cultura di massa. Secondo FAOSTAT e i report dell'International Institute for Sustainable Development, l'olio di palma copre circa il 40% della domanda globale di oli vegetali, con Indonesia e Malesia che controllano l'85-90% della produzione mondiale.
Il biodesign arriva in questo contesto come risposta. Usa il residuo. Valorizza lo scarto. Chiude il ciclo. La logica sottostante è identica: trovare un nuovo utilizzo per la pianta, creare nuovo mercato intorno ad essa, giustificare economicamente la sua presenza. Kokoboard trasforma i rifiuti agricoli in pannelli per l'edilizia. Il Palm Leather trasforma le foglie in rivestimenti. La struttura del picciolo diventa ispirazione per elementi architettonici stampati in 3D. La palma smette di essere problema e torna a essere risorsa, con un'estetica sostenibile al posto di quella coloniale, con una coscienza più tranquilla al posto di nessuna coscienza.
Nessuno dei progetti citati è disonesto. Alcuni sono eccellenti. Il punto è un altro: il design continua a rispondere alla domanda sbagliata.
La domanda che manca
La domanda che il settore si è posto è: come usare meglio la palma? Come valorizzarne ogni parte, ridurre gli sprechi, costruire filiere più corte e più giuste?
È la domanda giusta per un'industria. Per un progetto di design, la domanda è un'altra.
Cosa significa trattare la palma come organismo invece che come risorsa? Significa partire dalla struttura vascolare del fusto, dalla meccanica delle foglie sotto carico del vento, dall'ecologia specifica dell'habitat di origine. Significa che la conoscenza precede l'utilizzo. Che il progetto comincia prima di decidere cosa fare con la pianta.
In Italia meridionale crescono spontaneamente Phoenix canariensis e Washingtonia robusta, specie trapiantate, adattate, ora parte del paesaggio urbano del Sud. Il loro scarto annuale di foglie e steli è un flusso di materiale non gestito, non studiato, non progettato. Risorsa territoriale inespressa, nel senso più preciso del termine.
Tre vite estetiche costruite sopra la palma. Una quarta in costruzione con gli stessi strumenti.
Il passo successivo è uscire dalla logica dell'utilizzo. Studiare prima. Decidere dopo.

Fonti e riferimenti
Studio Bothias, ricerca e posizione editoriale.
Yann Gross, Drift, La Casa Encendida, Madrid, 14 maggio – 26 luglio 2026.
Royal Botanic Gardens, Kew, archivi storici sulla circolazione coloniale delle specie vegetali. kew.org
FAO, Vegetable Oils: World Markets and Trade, FAOSTAT. Dato confermato: olio di palma circa 40% della domanda globale. fao.org
IISD, International Institute for Sustainable Development, analisi socio-economiche sul mercato dell'olio di palma. iisd.org
IUCN, Oil Palm and Biodiversity, Issues Brief, 2018. iucn.org
CIRAD, ricerche sulla valorizzazione strutturale del legno di palma da olio. cirad.fr
Atelier Luma, ricerca sui materiali vegetali, Arles. atelierluma.org
Kokoboard, pannelli da fibra agricola, Thailandia. kokoboard.co.th
Wunnenberg, J., Rjosk, A., Neinhuis, C., Lautenschläger, T. (2021).
Strengthening Structures in the Petiole–Lamina Junction of Peltate
RSPO, Roundtable on Sustainable Palm Oil. rspo.org

