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The understory

La selezione precede la forma

Scegliamo le piante per come si comporteranno, non per come sono ora

Una composizione sembra naturale quando qualcuno, molto prima del montaggio, ha già deciso quali elementi dovevano imparare a relazionarsi tra loro. Questo articolo racconta quella fase: quella che facciamo prima, lontano da chi guarderà il risultato.

Quello che presentiamo come progetto finito è la conseguenza visibile di una selezione fatta con mesi di anticipo, in un luogo dove ancora nessuno guarda. Scegliamo una pianta di sfondo per la sua stabilità nel tempo, una pianta che cambia colore proprio per quel cambiamento, e decidiamo quanto tempo lasciare a entrambe per convivere prima che qualcuno chieda alla composizione di sembrare già finita.

La selezione precede la forma

Dal cucchiaio alla composizione, lo stesso metodo


Ernesto Nathan Rogers, negli anni Cinquanta, descriveva l'approccio dell'architetto milanese con una formula diventata manifesto: dal cucchiaio alla città. Un cucchiaio e una città richiedono lo stesso metodo di pensiero, applicato a scale diverse: non un dettaglio minore subordinato al progetto grande, ma la stessa disciplina ripetuta a ogni misura. 


Per Studio Bothias questo principio guida il lavoro con la materia botanica. La cura che dedichiamo a un giardino pensato per durare una stagione è la stessa che dedichiamo a una composizione da tavolo destinata a vivere poche settimane. Cambia la dimensione, non cambia il metodo. 


Selezioniamo una singola pianta con la stessa serietà con cui impostiamo un progetto su scala più ampia, perché ogni decisione presa oggi entra a far parte di un sistema che dovrà funzionare nel suo insieme, indipendentemente da quanto a lungo dovrà farlo.

Il criterio con cui misuriamo il nostro lavoro


Abbiamo un criterio nostro per stabilire quando una composizione ha raggiunto l'obiettivo: il momento in cui la mano di chi l'ha fatta smette di essere visibile nel risultato. Non è un'aspirazione vaga, è una verifica concreta che applichiamo a ogni lavoro finito. 


La usiamo, per esempio, sul kusamono, la composizione giapponese che accosta piccole piante in un unico contenitore. Per noi un kusamono funziona quando gli elementi sembrano cresciuti insieme nello stesso luogo, non riuniti da una mano esterna in un pomeriggio. 


È un esempio piccolo ma esatto di come misuriamo tutto: se una composizione, una volta montata, ha ancora bisogno di una spiegazione per essere capita, significa che la selezione che l'ha preceduta non ha avuto abbastanza tempo. Il lavoro deve essere già finito prima che inizi il montaggio.

Una graminacea che resta, una che cambia


Due specie, scelte per esigenze opposte e complementari, rendono visibile questo principio. La Sesleria è quella che il naturalistic planting contemporaneo chiama matrix plant: una pianta di sfondo, a crescita compatta, che nello stile di Piet Oudolf costruisce la cornice su cui altre fioriture più scenografiche possono risaltare. La scegliamo proprio per questo ruolo, non per come appare oggi, ma per la stabilità che offrirà a tutto il resto nei mesi successivi.


La Stipa tenuissima è per noi l'opposto funzionale. Originaria delle zone montane aride del Texas occidentale e del Messico centrale, è una graminacea che cambia aspetto a ogni stagione: verde in primavera, dorata in estate, quasi bionda in autunno. Oudolf, nel suo giardino, la lascia riseminarsi liberamente tra le pavimentazioni, e accoglie il caso come parte del disegno. 


Scegliamo la Stipa per questa stessa ragione: una pianta che cambia visibilmente nel tempo è quella che, mese dopo mese, dice a chi guarda che la composizione è viva, non fissata in un'unica posa.

La serra come tempo, ricerca e sperimentazione


Scegliere bene è solo il primo passo. Dopo la selezione, lasciamo agli elementi il tempo di relazionarsi: di competere per spazio e luce, di trovare un equilibrio che nessuna pianificazione iniziale può prevedere del tutto. 


La serra è il luogo in cui questo accade, ed è per questo che la consideriamo parte del nostro metodo e non un magazzino in attesa. È lo spazio in cui prendiamo le decisioni con largo anticipo, dove osserviamo come le piante imparano a relazionarsi tra loro prima che qualcosa diventi un progetto da presentare. 


Per Studio Bothias la selezione e la sedimentazione che la segue sono la parte più impegnativa del lavoro. Il progetto che mostriamo è solo la sua conseguenza visibile.

Fonti e riferimenti


Ernesto Nathan Rogers, "dal cucchiaio alla città", Carta di Atene, 1952 — Unione Italiana per il Disegno, unioneitalianadisegno.it
Sesleria come matrix plant nel naturalistic planting — Knoll Gardens, knollgardens.co.uk; Gardenista, gardenista.com
Stipa tenuissima, origine e uso nel giardino di Piet Oudolf — New Moon Nursery, newmoonnursery.com; Hoffman Nursery, hoffmannursery.com

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